YOGA NIDRA E YOGA DELLA RISATA:​ COME, QUANDO, PERCHÉ

A quasi un anno di distanza e in prossimità della data del mio primo workshop sullo Yoga Nidra, ideato appositamente per i professionisti della risata, mi sembra opportuno proporre 

il mio intervento sulla pratica di Yoga Nidra, presentato al 1° FESTIVAL ITALIANO DI YOGA DELLA RISATA​, il 5-6 maggio 2018 – Hotel Michelacci, Gabicce (PU)​

Lo Yoga Nidra è una delle tre principali tecniche di chiusura di una sessione di Yoga della Risata, oltre all’Humming e alla Grounding dance.

L’intenzione di questo intervento è quello di provocare nei conduttori ragionamenti per una maggiore consapevolezza nella scelta e nell’uso dello Yoga Nidra. Troppo spesso, infatti, trattandosi di un profondo rilassamento, si corre il rischio di considerarlo facile, accessibile e in grado di portare benefici a tutti indistintamente.

Quindi, chiediamoci: lo Yoga Nidra va sempre bene per tutti?

La risposta ovviamente è negativa; l’utilizzo dipende dalle circostanze e dalle persone con cui effettivamente abbiamo a che fare.

Di conseguenza, come professionisti della risata, abbiamo il dovere di raccogliere informazioni sui partecipanti alla nostra sessione, per sapere se ci sono controindicazioni alla pratica o accortezze da mettere in atto.

Come fare? Come Leader e Teacher abbiamo tutti a disposizione uno strumento comune, che è il modulo “Scarico di Responsabilità”. Questo può essere arricchito da una minima raccolta dati che comprenda almeno il nome e un contatto mail e/o telefonico.

Sottoponendo la compilazione di questo strumento a tutte le persone che per la prima volta partecipano alla sessione di yoga della risata, avremo la possibilità di:

  • elencare direttamente le controindicazioni alla pratica,
  • verificare se il nuovo partecipante ha qualche problematica di cui dobbiamo essere a conoscenza,
  • raccogliere un contatto attraverso il quale poter verificare come è andata la notte e come si sente il giorno successivo alla sessione, in modo da poter intervenire con consigli pratici qualora fossero emersi disagi, raccomandare di non fermarsi alle prime difficoltà, ma di darsi tempo per poter sperimentare i benefici della risata.

Quando è bene evitare lo Yoga Nidra?

  • Con persone molto ansiose​: rilassarsi, lasciarsi andare, permettersi di perdere il controllo sono tra le cose più difficili da realizzare; distaccarsi dall’esterno e portarsi in ascolto del proprio respiro potrebbe indurre inizialmente un ulteriore stato di ansia.
  • In presenza di problemi psichiatrici, con perdita di contatto con la realtà: lo Yoga della Risata e lo yoga Nidra in questi casi potrebbero portare ulteriormente “fuori”. Per lavorare in presenza di queste problematiche, sarebbe opportuno collaborare in équipe con psichiatri che siano capaci di darci indicazioni mirate e di intervenire al momento opportuno.
  • Se stiamo conducendo un gruppo molto eterogeneo (per età, esperienza e frequenza delle sessioni, problematiche fisiche…)

In questi casi, almeno secondo la mia esperienza, è meglio concludere con una grounding dance.

Quando è indicato l’utilizzo dello Yoga Nidra?

È indubbiamente uno dei modi migliori PER CHIUDERE LA SESSIONE di Yoga della Risata, perché:​

  • produce un rilassamento molto profondo ​
  • integra le eventuali emozioni pesanti che si sono liberate ​
  • rimette in equilibrio, dopo la fase catartica e liberatoria della meditazione della risata  ​

È un’OTTIMA PRATICA PERSONALE:​

  • almeno 20-30 minuti al giorno praticati con regolarità, tutti i giorno o almeno a giorni alterni
  • per riposare e ricaricarsi nell’arco della giornata​ (lo Stesso Dr.Kataria lo utilizza dopo il pranzo per rigenerarsi in vista delle attività pomeridiane)
  • per focalizzare la propria intenzione ed energia su un obiettivo/desiderio, attraverso l’uso del SANKALPA
  • IN CASI DI INSONNIA: va infatti tenuto conto che un’ora di Yoga Nidra equivale a circa quattro ore di sonno​ ordinario, generando benefici sul corpo e sulla mente.

Quali sono le fasi salienti della Pratica di Yoga Nidra?

  • 1. Rilassamento di base​: si richiamano i sensi e l’attenzione dall’esterno verso sé stessi e si gettano le basi del rilassamento
  • 2. Fornire le istruzioni importanti per la pratica: se e come muoversi al bisogno; come risvegliarsi; eventuali “comandi​” che si ritiene di dover ripetere nel corso della pratica vanno inseriti a questo punto, quando la mente inizia ad entrare in stato di onde Alpha e diviene profondamente ricettiva.

Per esempio, io sono solita dire questa frase: “Sto per iniziare una pratica di Yoga Nidra. Per tutta la durata della pratica cercherò di mantenere la mia mente vigile e attenta alle istruzioni della voce guida, alla quale mi affido completamente. Se dovessi addormentarmi, so che questo è ciò di cui ho bisogno, so che le istruzioni verranno comunque registrate nel subconscio e rese disponibili nel momento più opportuno. Posso ritornare serenamente cosciente ogni volta che sento questo schiocco di dita (che faccio udire)”

  • 3. Sankalpa, da ripetere 3 volte: una per nutrire il corpo fisico, una per alimentare la dimensione emotivo-mentale, infine per il corpo energetico-spirituale​. La formulazione deve avere caratteristiche ben precise, che verranno approfondite in seguito.
  • 4. Rotazione della Coscienza (chiamata anche Body-scan o scansione del corpo): induce un rilassamento profondo del corpo fisico​ e stimola il rilassamento di ben precise aree della corteccia cerebrale. La pratica classica prevede di passare in rassegna prima tutto il lato destro (partendo dal nominare ad una ad una tutte le dita – che occupano maggiore area sulla corteccia cerebrale citata – risalendo sul braccio e scendendo lungo il fianco fino alle dita del piede), poi tutto il lato sinistro (nello stesso modo), la parte posteriore del corpo, la parte anteriore (dettagliando bene tutto il volto, senza dimenticare lingua, palato e arcate dentali), per contemplare infine il corpo intero completamente rilassato e disteso.
yoga nidra 1 festival risata

Ricordiamo che un movimento in discesa aiuta tendenzialmente a scaricare, mentre un movimento in salita a ricaricare. In generale può essere equilibrato risalire lungo la parte posteriore e ridiscendere lungo la parte anteriore.

  • 5. Conteggio del respiro: induce un rilassamento dei «corpi sottili», consente di entrare in uno « stato di pace»​; si prende coscienza del proprio respiro, se ne diventa spettatori cogliendone ogni dettaglio e si effettua mentalmente, sulla fase di espirazione, un conto alla rovescia, partendo da 27,15,10,8… Non importa tanto raggiungere lo zero, ma rimanere coscienti mentre si conta e ripartire dal numero prescelto con un sorriso se per caso si perde il conteggio. Il semplice contare a ritroso, indipendentemente dal numero raggiunto, induce uno stato di pace.
  • 6. Visualizzazioni​: ne possono esistere di diversi tipi; sarebbe opportuno, coerente e professionale farne esperienza diretta prima di proporle, anche per sapere selezionare quelle più adatte alle tematiche che vogliamo affrontare. In questa fase, la mente entra in uno stato di onde Theta o Delta, profondamente rigenerante.
  • 7. Sankalpa: da ripetere ancora 3 volte, a ritroso rispetto alla prima ripetizione (energetico-spirituale, emotivo-mentale, fisico​)
  • 8. A ritroso rispetto all’inizio della pratica, si passa dalla consapevolezza del respiro, a quella del corpo fisico, per giungere a un graduale risveglio.

Per approfondimenti vai all’articolo “Le fasi principali della pratica di Yoga Nidra

Il Sankalpa: il seme del cambiamento nello Yoga Nidra

Questa fase è, di fatto, ciò che distingue uno Yoga Nidra da un comune rilassamento guidato o da una visualizzazione guidata, perché introduce una “frase di potere”, che rappresenta un desiderio dell’anima, qualcosa che ci preme e che sentiamo di dover realizzare.

  • Formulare le frasi al positivo, perché la mente evita le negazioni.

per esempio: invece di dire “non voglio più essere ammalata” dirò “voglio essere sana”.

  • Utilizzare il tempo presente, come se il mio desiderio fosse già concretizzato nel qui e ora.
  • Aggiungere sempre l’avverbio «felicemente»: in questo modo attiviamo le energie universali affinché ciò che desideriamo ci venga fornito attraverso dinamiche gioiose anziché di sofferenza.
  • La frase avrà al massimo 14 parole e dovrà essere formulata nella maniera più semplice possibile; devrebbe essere espressa con un unica espirazione.
  • Dovrà riguardare obiettivi personali: è eticamente scorretto esprimere desideri per gli altri, perché rischieremmo di scontrarci con il loro libero arbitrio e con energie e dinamiche karmiche, che rimangono per noi sconosciute; se proprio sentiamo il bisogno di essere d’aiuto per qualcun altro, possiamo esprimere il desiderio di essere utili per loro, nel rispetto dell’Energia Divina.
  • Usare verbi “di potere”: sono, voglio, desidero, scelgo, merito di
  • Le tecniche per la definizione del Sankalpa sono molto simili a quelle utilizzate nei 101 DESIDERI (in merito potete recuperare la Diretta Facebook di Casa Ficaccioni o le indicazioni di Igor Sibaldi nel libro specifico o su YouTube)
  • La frase di rito potrebbe essere semplicemente concentrata in:

«IO VOGLIO ……qualcosa…… FELICEMENTE»

Leggi anche l’articolo “Sul Sankalpa: piantare il seme del cambiamento

 

CONSIGLI per una BUONA CONDUZIONE dello Yoga Nidra

1. Dobbiamo preoccuparci di DIVENTARE DEI BUONI CONDUTTORI

  • Informandoci sullo Yoga Nidra: leggere, studiare e sperimentare le visualizzazioni possibili o che si intende proporre. Ricordiamoci che nel Manuale del Tacher Training troviamo in appendice informazioni sulla conduzione dello Yoga Nidra. Il Libro fondamentale da leggere è “Yoga Nidra – Swami Satyananda Sarasvati”.

  • Se abbiamo poca dimestichezza con la conduzione, non c’è nulla di male a leggere direttamente la tecnica da un libro o da una traccia scritta; non dobbiamo dimostrare a nessuno di avere imparato la lezione a memoria ma dobbiamo dimostrarci assolutamente professionali!
  • Rimanere vigili: ricordiamoci che siamo responsabili delle persone che si affidano a noi, quindi, in ogni momento, dobbiamo verificare se stanno bene, se sono comode, se gli viene freddo (il rilassamento abbassa naturalmente la temperatura corporea), se è opportuno modificare qualcosa nella nostra voce o nei contenuti che stiamo proponendo.

Solitamente, io dico frasi del genere: “Ricordate che sono qui, per voi. Di qualsiasi cosa sentiate il bisogno, vi prego di mantenervi calmi e con gli occhi chiusi, di alzare la mano ed io verrò subito da voi”.

  • Rimuovere il giudizio e rassicurare: invitare i praticanti a divenire spettatori, testimoni privi di giudizio, rispetto a tutto ciò che accade ed emerge nel corso della pratica; qualsiasi cosa accada va bene, non c’è giusto, non c’è sbagliato, tutto semplicemente è.
  • Imparare a conoscere e utilizzare al meglio la propria voce, modificandola adeguatamente nelle varie fasi della pratica.
  • Sviluppare capacità di ascolto e intuizione: qui sarà l’esperienza a fare la differenza.

2. Predisponiamo un buon «SETTING»

  • Il luogo dove si pratica è uno spazio «sacro», un tempio. Se il luogo è ben predisposto, tutto fluisce semplicemente e nel migliore dei modi. L’ideale è un luogo dalla temperatura confortevole, isolato dai rumori esterni e riservato. La disposizione che prediligo è quella in cerchio con la testa rivolta verso il centro; in alternativa tutti rivolti verso il conduttore, facendo in modo che la voce possa essere udita al meglio; ricercare una sorta di armonia nella disposizione delle persone, per esempio alternando gli uomini e le donne, evitando che tutte le energie femminili e maschili siano concentrate in una zona della sala.
  • Lasciare separate le persone che si conoscono bene (grandi amici, coppie…) perché potrebbero rimanere vigili sulle reazioni dell’altro anziché concentrarsi sulla propria esperienza.
  • Fornire tappetini, coperte, cuscini e supporti affinché la posizione sdraiata possa mantenersi confortevole anche a lungo. 

3. Forniamo ISTRUZIONI PRECISE

Parlare utilizzando i principali codici di comunicazione (principio estratto dalla Programmazione Neuro Linguistica):

  • visualizzo-osservo (per i VISIVI),
  • percepisco-sento (per i CINESTESICI),
  • ascolto-odo (per gli AUDITIVI).
  • Dopo il rilassamento di base e prima del sankalpa, fornire istruzioni precise su come rimanere sdraiati, come muoversi al bisogno, come risvegliarsi.
  • Il RISVEGLIO deve avvenire dolcemente. Provare con lo schiocco delle dita, alzando o cambiando il tono della voce, andando vicino a chi si è addormentato. Solo in ultima battuta provare con un tocco delicato.

Ulteriori informazioni le trovi nell’articolo “Le 7 cose che devi assolutamente sapere per condurre al meglio uno Yoga Nidra

Consigli per una pratica personale

  • Usufruire dell’audioguida:

“Yoga Nidra – Meditazione Guidata – di Elena Biazzi”, presente sulle principali piattaforme di vendita e streaming (iTunes, YouTube Music, Spotify, Amazon, Google Play)

  • Seguire le istruzioni d’uso:
https://www.elenabiazzi.it/yoga-nidra-2019/
  • Usufruire dei brani disponibili gratuitamente sul sito elenabiazzi.it (Espansione e Meditazione Sole-Luna) per fare alcune prove di visualizzazione.

Per approfondimenti, leggere anche gli articoli del Blog:

https://www.elenabiazzi.it/yoga-nidra-rilassamento/
https://www.elenabiazzi.it/yoga-nidra-yoga-della-risata/
 

Ti piacerebbe diventare un conduttore più consapevole e sfruttare al meglio le incredibili potenzialità di questa pratica apparentemente semplice? Scopri lo Yoga Nidra Workshop: la formazione, studiata specificamente per Leader e Teacher di Yoga della Risata!

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