Il Saluto all’Alba – in sanscrito Ushas Namaskara – è un rituale tipico dello Yoga Ratna, profondamente simbolico, indicato tra le pratiche yoga del mattino. Da fare rivolti ad Est: per farsi baciare dalla Luce del giorno nuovo, per dare luce e nutrimento divini al nostro corpo, al nostro intelletto, al nostro cuore, alle nostre migliori intenzioni e ai progetti da realizzare durante l’intera giornata. La pratica dona equilibrio, migliora la concentrazione, riduce lo stress, migliora la capacità respiratoria e ricarica di energia e positività.

A differenza del ben più noto Saluto al Sole, l’energia di questa sequenza yoga è più dolce e “nutriente”, materna ma anche sensuale, tipicamente femminile. Il Saluto al Sole è invece molto più energico, vigoroso, tipicamente maschile. Ma questo non ti porti a pensare che il Saluto all’Alba sia una pratica per ragazzine!

Ci sono dettagli nell’esecuzione del Saluto all’Alba, che lo rendono tutt’altro che semplice, soprattutto se intendi sincronizzare per bene la sequenza yoga alle Hasta Mudra (gesti delle mani) e al canto del Mantra Gayatri.

  • Presta attenzione a come si comportano il tuo corpo e la tua mente: cosa devono fare per portarti sulle punte dei piedi, mantenere l’equilibrio e ritornare a terra con tutta la pianta, evitando di franare miserevolmente sui talloni?
  • Sincronizza i movimenti delle braccia che, dal centro, si levano proprio come fa il Sole all’Alba fino a raggiungere la massima altezza del mezzogiorno, per espandersi intorno al corpo come fanno i raggi del Sole nel pomeriggio, e ritornare al centro, simulando il Tramonto e il ritorno della notte.
  • Abbina ai gesti delle braccia le mudra delle mani e la rotazione dei palmi; questi ultimi, nella prima parte, di espansione, dialogano con il Padre Cielo, mentre nella seconda, di ritiro, dialogano con Madre Terra; pollice e indice si uniscono nel gesto della conoscenza quando le braccia raggiungono il loro apice: pollice e indice uniti, oppure pollice che trattiene l’indice, le altre dita distese.

Ushas, Dea dell’Alba

Ushas è la dea vedica e induista del crepuscolo al momento dell’Aurora: una dimensione che la percezione moderna – solita a ragionare per opposti e a dividere il tempo in giorno e notte – rischia di dimenticare. Eppure affascinante, perché contiene in sé l’ombra e la luce, traendo beneficio da entrambi.

Nel RigVeda Samhita, gli inni descrivono Ushas molto bella, seducente, bianca e vestita di luce rosa. Il suo compito è risvegliare gli esseri viventi, affinché possano dedicarsi alle loro occupazioni. È figlia di Indra – Re degli Dei, Dio del cielo, della pioggia e delle tempeste – sorella maggiore della Dea della notte, Ratri, che la precede, mentre il Sole Surya la segue come un innamorato. È madre della luce solare, che dà alla luce il mattino.

1. Ecco che il più bel raggio dei raggi è arrivato. Lo splendido segno precursore è nato diffondendosi in ogni direzione. Come era stata messa in moto da un impulso di Savitar [uno dei nomi del sole], la notte ha appena lasciato il posto all’aurora.
2. La bianca è arrivata, chiara col suo chiaro vitello [Surya] e la nera [Ratri] ha lasciato le sue sedi. Parenti, immortali, succedendosi l’uno all’altro, i due cieli (diurno e notturno) ruotano, scambiando i loro colori.
3. Il cammino delle due sorelle [Ushas e Ratri] è comune, infinito. Lo percorrono una dopo l’altra, istruite dagli Dei. La notte e l’aurora non si urtano, non hanno mai cessato di alternarsi, simili nello spirito, diverse nella forma.
4. Guida luminosa delle imprese virili, la ragguardevole è appena stata notata. Ci ha aperto le porte. Dopo aver messo in moto il mondo animato, ha visto per noi le ricchezze. L’Aurora ha svegliato gli esseri tutti.
5. Chi giaceva di traverso perché si movesse, uno perché andasse in cerca di cibo, un altro per la ricchezza, quelli che vedevano male perché vedessero meglio: generosa, l’Aurora ha svegliato gli esseri tutti.
Ṛgveda, I, 113, 1-5; traduzione di Philippe Swennen in Hinduismo antico (a cura di Francesco Sferra). Milano, Mondadori, 2010, p. 9

Gayatri Mantra

OM
BHUR BHUVAH SVAH
TAT SAVITUR VARENYAM
BHARGO DEVASYA DHIMAHI
DHYO YO NAH PRACHODAYAT

Nella prima parte: Om Bhur Bhuvah Svah

il Divino viene descritto nella Gloria della Luce che illumina i tre Mondi o Regioni dell’esperienza: Terra, Aria e Cielo.

Nella seconda parte: Tat Savitur Varenyam Bhargo Devasya Dhimahi

si medita invece sullo Splendore e la Grazia che fluiscono da quella Luce: la parola Dhimahi significa infatti meditazione, e qui rappresenta l’elemento chiave.

La terza parte: Dhiyo Yo Nah Prachodayat

é una preghiera per ottenere la visione del Divino nella Sua magnificenza, attraverso il risveglio della coscienza e dell’intelligenza che pervade tutto l’Universo.

Il mantra non ha una vera e propria traduzione, poiché il suo potere è racchiuso nella vibrazione del suono, ma per noi occidentali, che abbiamo bisogno di risposte a tutto, una traduzione potrebbe essere:
Signore di tutte le Galassie,
Tu che sostieni l’Universo, da cui tutto nasce e attraverso cui tutto ritorna,
Svelami in volto del vero Sole Spirituale ora nascosto da un disco di Luce dorata Affinché io possa conoscere la Verità e svolgere correttamente il mio compito
Mentre faticosamente cammino, giorno dopo giorno, verso i Tuoi sacri piedi.

Spero che questa pratica possa, col suo simbolismo e la sua semplicità, donarti la luce e la serenità che meriti!

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