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Lo Yoga Nidra è un metodo antico e sistematico per indurre un completo rilassamento fisico, mentale, emozionale e spirituale. È, inoltre, una tecnica potentissima per riprogrammare l’inconscio e iniziare trasformazioni significative della propria vita.

Quando parliamo di “Yoga” – parola che significa, appunto, “unione” – partiamo dal presupposto che il nostro “Essere” è un sistema complesso, composto da diversi “livelli” (corpo, emozioni,  mente, energia, spirito) e che un’azione mirata e consapevole su uno di questi livelli riverbera inevitabilmente su tutti gli altri, i quali vengono così armonizzati e mantenuti coerentemente in connessione tra loro.

Col termine “Nidra” facciamo riferimento allo stato di “sonno cosciente”: durante la pratica si appare, infatti, come addormentati, ma la coscienza funziona ad un livello più profondo, permettendoci di esplorare quelle impressioni spesso inconsce (Samskara) che fungono come base del nostro agire (Karma).

Una sola ora di Yoga Nidra è benefica come quattro ore di sonno normale!

Molti maestri lo utilizzano per rimanere riposati e lucidi, soprattutto quando hanno molto da fare e dormono solo poche ore.

Tramandato a lungo oralmente, in occidente è conosciuto principalmente grazie a Swami Satyananda Saraswati, il cui libro Yoga Nidra  è uno strumento indispensabile per chi vuole conoscere e utilizzare questa vera e propria “arte del rilassamento”.  Infatti, è opportuno seguire uno schema generale della pratica e sviluppare un minimo di dimestichezza nell’uso della simbologia e delle visualizzazioni da utilizzare, che non sono viaggi immaginari, assurdi e frutto di fervida fantasia, ma percorsi guidati in cui ogni passaggio ha un preciso significato.

yoga nidra

Chi conosce o ha sperimentato le più recenti  tecniche “occidentali” come il Training Autogeno e la Mindfullness, troverà molti punti in comune con la pratica di Yoga Nidra. Queste tecniche si prefiggono di sviluppare maggiore rilassamento e consapevolezza, portando attenzione non giudicante al momento presente, alle sensazioni del corpo, al respiro, ai pensieri,

I punti chiave e comuni sono proprio questi:

  • attenzione al “qui-e-ora” – in ogni aspetto di cui possiamo fare esperienza diretta;
  • mancanza di ogni giudizio – perché “va tutto bene”, non esiste qualcosa di giusto o sbagliato in termini universali, esiste ed ha diritto di esistere ciò che siamo e che sentiamo “adesso”;
  • fiducia che, qualsiasi cosa accada, sia per il nostro bene.

Vi è, però e a mio parere, una sostanziale differenza: quando proposto correttamente, Yoga Nidra è una tecnica “completa” che agisce in profondità su tutti i livelli; Training Autogeno e Mindfullness sono entrambe una sorta di “estratto” della tecnica completa, riproposti in chiave occidentale, con un’azione indubbiamente benefica ma non altrettanto profonda.

Vi sono studi scientifici che, rilevando con l’elettroencefalogramma le onde cerebrali durante una pratica di Yoga Nidra, ne dimostrano l’efficacia e rivelano gli stadi della mente definiti da Swami Satyananda Sarasvati  come “terreno duro” e “terreno soffice”.

Le onde cerebrali, infatti, si suddividono in:

  • Betha: rappresentano la mente conscia, il terreno “duro” in cui vi sono le operazioni dell’intelletto e della logica, che hanno il compito di analizzare le cose, catalogarle, accettarle o rifiutarle.
  • Alpha: associate al rilassamento e alla ricettività, hanno la capacità di fare da ponte tra la mente conscia e quella inconscia e corrispondono a uno stato mentale calmo e tranquillo; da qui in avanti il terreno della mente diviene sempre più “soffice”.
  • Tetha: rappresentano la nostra creatività inconscia, l’ispirazione e la connessione spirituale; in questo stato di coscienza (che viene mantenuto attraverso l’immobilità del corpo) la mente non è distratta dalle percezioni sensoriali.
  • Deltha: caratterizzano il sonno profondo senza sogni, in cui può avvenire una connessione col Divino.

La coscienza più profonda, a differenza della mente conscia, non analizza e non giudica, non seleziona e non rifiuta.

Qualsiasi impressione venga immessa nella mente subcosciente non può essere rifiutata: questa è l’enorme potenza della pratica. Per tale ragione, il conduttore della pratica deve essere pienamente consapevole di ciò che fa e che dice; per tale ragione è opportuno che ciascuno impari a selezionare bene le parole del Sankalpa e a conoscere e controllare i propri pensieri “automatici”, immettendone sempre più di positivi!

Per saperne di più sul Sankalpa, vedi l’articolo di approfondimento.

Ed ora… Cosa aspetti?!

Se ancora non l’hai fatto, ascolta la traccia audio che ho  preparato come dono per te!

Oppure accedi all’intero album (ti ricordo che è disponibile su tutte le piattaforme digitali: Amazon, Spotify, iTunes, GooglePlay) e sperimenta subito la potenza della pratica!

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