Questo testo è stato divulgato sui social, attribuito a Carl Gustav Jung come estratto dal suo “Libro Rosso”. In verità, dopo alcune ricerche sulla fonte, ho scoperto che è opera del giovane scrittore Alessandro Frezza. Una storia che fa riflettere, occidentale e moderna, da fare invidia alle “101 storie zen” e perfetta per il nostro periodo di quarantena!

▶️ Ci hanno imposto la quarantena

Interessante notare come una imposizione, un obbligo, che arriva dall’esterno, venga mal sopportato, nonostante sia razionalmente giustificabile. E come inevitabilmente si crei un “noi” contro “loro”.

“Capitano, il mozzo è preoccupato e molto agitato per la quarantena che ci hanno imposto al porto. Potete parlarci voi?”
Cosa vi turba, ragazzo? Non avete abbastanza cibo? Non dormite abbastanza?”
“Non è questo, Capitano, non sopporto di non poter scendere a terra, di non poter abbracciare i miei cari“.
“E se vi facessero scendere e foste contagioso, sopportereste la colpa di infettare qualcuno che non può reggere la malattia?”
“Non me lo perdonerei mai, anche se per me l’hanno inventata questa peste!”
“Può darsi, ma se così non fosse?”

▶️ Mi sento privato della libertà

“Ho capito quel che volete dire, ma mi sento privato della libertà, Capitano, mi hanno privato di qualcosa”.

E voi privatevi di ancor più cose, ragazzo”.
“Mi prendete in giro?”
“Affatto… Se vi fate privare di qualcosa senza rispondere adeguatamente avete perso”.

▶️ Quindi, secondo voi, se mi tolgono qualcosa, per vincere devo togliermene altre da solo?”

“Certo. Io lo feci nella quarantena di sette anni fa”.
“E di cosa vi privaste?”
“Dovevo attendere più di venti giorni sulla nave. Erano mesi che aspettavo di far porto e di godermi un po’ di primavera a terra. Ci fu un’epidemia. A Port April ci vietarono di scendere. I primi giorni furono duri. Mi sentivo come voi.

Poi iniziai a rispondere a quelle imposizioni non usando la logica.

Sapevo che dopo ventuno giorni di un comportamento si crea un’abitudine, e invece di lamentarmi e crearne di terribili, iniziai a comportarmi in modo diverso da tutti gli altri.

Prima iniziai a riflettere su chi, di privazioni, ne ha molte e per tutti i giorni della sua miserabile vita, per entrare nella giusta ottica, poi mi adoperai per vincere.”

A questo proposito, mi sento di condividere la mia esperienza. Dovendo convivere con una patologia rara dal 2008, in realtà io sono confinata in casa per la maggior parte dell’anno. Da 4 anni a questa parte, poi, mio marito deve fare i conti con le complicazioni di un intervento mal riuscito e la nostra ordinarietà è ormai fatta di ospedali, malattie e contrattempi che hanno decisamente stravolto le nostre prospettive di normalità. Pertanto, questa quarantena forzata da Covid ha veramente cambiato poco la nostra vita casalinga, ma ha notevolmente reso difficoltosi tutti i controlli e le cure di cui avremmo bisogno… Questo per dire che, per necessità e per sopravvivenza, si può abituarsi proprio a tutto, in certi casi si deve, e bisogna anche riuscire a trovarci gli aspetti positivi, altrimenti si muore dentro, pur essendo ancora vivi.

▶️ Nuove abitudini per corpo e mente

Cominciai con il cibo. Mi imposi di mangiare la metà di quanto mangiassi normalmente, poi iniziai a selezionare dei cibi più facilmente digeribili, che non sovraccaricassero il mio corpo. Passai a nutrirmi di cibi che, per tradizione, contribuivano a far stare l’uomo in salute.

Il passo successivo fu di unire a questo una depurazione di malsani pensieri, di averne sempre di più elevati e nobili. Mi imposi di leggere almeno una pagina al giorno di un libro su un argomento che non conoscevo.

Mi imposi di fare esercizi fisici sul ponte all’alba. Un vecchio indiano mi aveva detto, anni prima, che il corpo si potenzia trattenendo il respiro. Mi imposi di fare delle profonde respirazioni ogni mattina. Credo che i miei polmoni non abbiano mai raggiunto una tale forza. La sera era l’ora delle preghiere, l’ora di ringraziare una qualche entità che tutto regola, per non avermi dato il destino di avere privazioni serie per tutta la mia vita.
Sempre l’indiano mi consigliò, anni prima, di prendere l’abitudine di immaginare della luce entrarmi dentro e rendermi più forte [puoi provare anche tu, seguendo le indicazioni di questo articolo]. Poteva funzionare anche per quei cari che mi erano lontani, e così, anche questa pratica, fece la comparsa in ogni giorno che passai sulla nave.

Invece di pensare a tutto ciò che non potevo fare, pensai a ciò che avrei fatto una volta sceso. Vedevo le scene ogni giorno, le vivevo intensamente e mi godevo l’attesa. Tutto ciò che si può avere subito non è mai interessante. L’ attesa serve a sublimare il desiderio, a renderlo più potente.

Mi ero privato di cibi succulenti, di tante bottiglie di rum, di bestemmie ed imprecazioni da elencare davanti al resto dell’equipaggio. Mi ero privato di giocare a carte, di dormire molto, di oziare, di pensare solo a ciò di cui mi stavano privando”.

Questa esperienza del “Capitano” svela alcuni dei “pilastri”, condivisi e divulgati dai migliori esperti di crescita personale, di gestione del tempo e della produttività. Nutrirsi in modo più sano; prendersi cura della propria mente, nutrendola con letture che aggiungano qualcosa di nuovo alla propria esperienza e buoni pensieri; prendersi cura del corpo con opportuni esercizi fisici e incrementando la capacità respiratoria (nello Yoga parliamo di Asana e Pranayama); pregare per intessere una relazione col divino, in qualsiasi modo lo si voglia chiamare; ringraziare ogni giorno perché le cose belle ci sono sempre e sono maggiori rispetto a quelle che ci mancano (in proposito puoi leggere questo articolo e iniziare a tenere un diario della gratitudine); immaginare, visualizzare il proprio futuro, per contribuire a costruirlo e “attirarlo” a sé.

▶️ Come andò a finire, Capitano?”

“Acquisii tutte quelle abitudini nuove, ragazzo. Mi fecero scendere dopo molto più tempo del previsto”.
“Vi privarono anche della primavera, ordunque?”
“Sì,

🌺 quell’anno mi privarono della primavera, e di tante altre cose, ma io ero fiorito ugualmente, mi ero portato la primavera dentro, e nessuno avrebbe potuto rubarmela più”.

Commenti

commenti

Share This