Ho trovato “storie zen” adatte alla quarantena nei testi di Elena Bernabè – psicologa, scrittrice, blogger, ideatrice del progetto EticaMente.net

Maestro, come posso affrontare l’isolamento?

Pulisci la tua casa. A fondo.

In tutti gli angoli. Anche quelli che non hai mai avuto la voglia, il coraggio e la pazienza di toccare.

Rendi la tua casa splendente e curata. Togli la polvere, le ragnatele, le impurità. Anche quelle più nascoste.

La tua casa rappresenta te stesso: se ti prendi cura di essa, ti prendi cura anche di te.

Maestro ma il tempo è lungo. Dopo essermi preso cura di me attraverso la mia casa come posso vivere l’isolamento?

Aggiusta quello che può essere aggiustato ed elimina ciò che non ti serve più.

Dedicati al rammendo, ricama gli strappi dei tuoi pantaloni, cuci ben bene gli orli sfilacciati dei tuoi abiti, restaura un mobile, ripara tutto ciò che vale la pena riparare.

Il resto, buttalo. Con gratitudine. E con consapevolezza che il suo ciclo ormai è terminato.

Aggiustare ed eliminare fuori di te permette di aggiustare o eliminare ciò che c’è dentro di te.

Maestro, e poi? Cosa posso fare tutto il tempo in isolamento, da solo?

Semina. Anche un solo seme in un vaso. Prenditi cura di una pianta, annaffiala ogni giorno, parlaci, dalle un nome, togli le foglie secche e le erbacce che possono soffocarla e rubarle energia vitale preziosa.

✅ Seminare è un modo di prenderti cura dei tuoi semi interiori, dei tuoi desideri, dei tuoi intenti, dei tuoi ideali.

Maestro, e se il vuoto viene a farmi visita? Se arrivano la paura della malattia e della morte?

Parlaci.

Prepara la tavola anche per loro, riserva un posto per ciascuna tua paura. Invitale a cena con te. E chiedi loro come mai son giunte da così lontano fino alla tua casa. Che messaggio vogliono portarti. Cosa vogliono comunicarti.

Maestro, non penso di potercela fare…

Non è l’isolamento il tuo problema ma il timore di affrontare i tuoi draghi interiori.

Che hai sempre voluto allontanare da te.

Ora non puoi fuggire. Guardali negli occhi, ascoltali e scoprirai che ti hanno messo con le spalle al muro.

Ti hanno isolato per poterti parlare. Come i semi che possono germogliare solo se sono da soli.

Sono felice di essere incappata in questi scritti da Elena Bernabè, che trovo molto profondi, che si allacciano alle filosofie orientali e sembrano uscire dal libro “101 storie zen”. Cerco ora di tirare le fila, secondo alcune mie riflessioni, su due punti fondamentali.

Pulire, aggiustare, eliminare: il decluttering per consentire respirare anche alla nostra casa

Essere costretti a vivere in casa 24 ore su 24, durante questa imposta quarantena, cambia il nostro orizzonte percettivo: il vasto mondo che prima potevamo esplorare si riduce ora alle mura domestiche e questo ci offre l’opportunità di scegliere di cosa ci vogliamo circondare, di come vogliamo viverla, questa casa.

Probabilmente la frenesia della vita di prima ci ha spinti ad accumulare tante cose e a trascurarne altre. Magari ha portato del disordine e dimenticato dello sporco in qualche zona. Sono certa che anche tu, come me, hai messo da qualche parte quella cosa, come in sospeso, in attesa del tempo per poter capire cosa farne. Bene, quel tempo è arrivato! Possiamo apprendere l’arte del decluttering! Neologismo della lingua inglese traducibile in “togliere ciò che ingombra, eliminare la confusione”.

Trovo interessante che, quando in casa si accumulano troppe cose o c’è disordine, si può avere una sensazione di soffocamento. Eh, sì, anche la casa ha bisogno di respirare… e se facciamo ordine e spazio, circolano meglio l’aria e l’energia… e possiamo sentirci più in pace. Vale la regola del “come fuori, così dentro“. Se fuori abbiamo un virus che rischia di portare in crisi i nostri polmoni e la nostra capacità di respirare, per la casa dobbiamo essere noi responsabili del suo “respiro”.

Cercare un dialogo con se stessi

Sono d’accordo: non è tanto l’isolamento che spaventa, quanto lo stare soli con sé stessi.

Perché fare i conti con sé stessi fa emergere paure, ci ricorda che siamo mortali, che malattia e morte sono reali e un giorno giungeranno a farci visita… e mentre desideriamo quel giorno lontano, vogliamo anche farci trovare pronti.

Dialogare significa innanzitutto ascoltare. Smettere di raccontarci le storie che già conosciamo, mettere a tacere la nostra mente e permettere a quelle paure di raccontarci la loro storia, di interrogarci, di farsi sentire nel nostro corpo… insomma, di esprimersi! Chissà da quanto tempo le abbiamo nascoste in un luogo profondo e buio…

E allora, lasciamole libere di esprimersi, sentiamo dove vanno a collocarsi nel nostro corpo fisico, quale disagio ci procurano, cosa ci vuole raccontare quel disagio… chiediamo cosa possiamo fare per loro… e scriviamo, a ruota libera, senza porre filtri di giudizi o di stile, ogni cosa ci viene fuori. Se impariamo a tenere un piccolo diario, scopriremo davvero cose interessanti e assolutamente utili, per comprendere come stare bene anche da soli e diventare esseri migliori.

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