8 marzo, Festa della Donna: quale significato oggi?

Davanti a ogni festività, occasione o ricorrenza, io non posso fare a meno di andare alla ricerca del suo significato, per comprendere qual era all’origine e come è cambiato nel tempo, sino ad oggi.

Quello che ho realizzato è che, di solito, una ricorrenza – come quella dell’ 8 marzo – ha lo scopo di “sensibilizzare” rispetto a una tematica che, evidentemente, non è ancora entrata a far parte integrante del patrimonio culturale socialmente diffuso. Se così fosse, non ci sarebbe più bisogno della festa della donna.

Le donne di tutti i paesi civili hanno scelto una data per celebrare unite la festa della donna: l’8 marzo. In questa giornata la donna pone tutte quelle rivendicazioni che sino a oggi non ha ancora ottenuto e la cui conquista è indispensabile per la valorizzazione della sua personalità e per il progresso dell’umanità intera.

Questo testo compariva in un volantino del 1948, indicando l’8 marzo come giornata internazionale per celebrare le donne che, nel tempo, hanno speso la loro esistenza per ottenere parità di diritti e il riconoscimento del loro ruolo nella società. Si tratta, quindi, di un evento importante, che si rinnova di anno in anno nel significato e negli obiettivi. Perché ogni volta che si conquista qualcosa, ci si accorge di quanto lavoro ci sia ancora da fare.

La cosa, devo ammetterlo, mi lascia molto perplessa. Siamo nel 2022. E veramente, ancora oggi, c’è bisogno di rivendicare parità di dignità, di diritti e di trattamento tra uomini e donne? Uomini e donne che sono, necessariamente, diversi. E questo è sicuramente, almeno a mio avviso, un bene. Ogni individuo è diverso, questo è una dato di fatto, e tutti dovremmo impegnarci a costruire un mondo che accolga e valorizzi queste diversità mantenendo equità, cioè fornendo a tutti non le stesse cose ma le stesse opportunità.

8 marzo festa della donna

Per secoli, tutte le civiltà hanno fortemente distinto i ruoli sociali dell’uomo e della donna. È stato necessario l’impegno di intere generazioni per mettere in discussione il pregiudizio di una superiorità maschile e anche se, oggi, questo sembra apparentemente superato, in realtà continua a operare a un livello più subdolo e strisciante rispetto al passato. Il più grande ostacolo risiede nell’ignoranza. Le donne continuano ad essere vittime di stereotipi e pregiudizi che attribuiscono loro determinate caratteristiche e ruoli e che spesso vengono applicati in modo inconsapevole. E spesso proprio dalle donne medesime.

Festa della donna: la situazione in Italia

Partiamo dalla Costituzione:

  • nell’art.3 viene affermata la pari dignità sociale e uguaglianza di fronte alla legge per tutti i cittadini, senza distinzioni di sesso;
  • l’art.29 sancisce la parità tra il ruolo della donna e dell’uomo all’interno della famiglia; affermazione resa poi concreta con la riforma del diritto di famiglia del 1975;
  • l’art.30 evidenzia come entrambi i genitori (non solo la donna) abbiano il dovere di educare, istruire e mantenere i figli;
  • l’art.37 oltre a riconoscere il diritto di percepire, a parità di compiti, la stessa retribuzione degli uomini, afferma anche l’importante diritto della donna a conciliare la sua attività lavorativa con la maternità.

L’istituzione del dipartimento delle pari opportunità, nel 1996 (a distanza di 48 anni), che ha il compito di verificare la corretta applicazione dei principi costituzionali e delle leggi che riguardano i diritti delle donne, dimostra quanta strada ci sia ancora da fare. Certo, perché di fronte a una ormai ottenuta parità formale, rimangono in sospeso questioni di parità reale:

  • la retribuzione del lavoro femminile è inferiore mediamente del 20% (fonte: Istat) a quella maschile;
  • la distribuzione del lavoro familiare tra donna e uomo è ancora iniqua;
  • le donne hanno una minore partecipazione alla politica attiva e sono meno elette degli uomini, sia in cariche nazionali che locali;
  • le donne subiscono forme di violenza fisica e psicologica

Festa della donna: alcuni numeri “da paura”

Ci sono altri numeri che mi hanno fatto accapponare la pelle e venire le lacrime agli occhi, per un profondo, oserei dire atavico, senso di ingiustizia e impotenza, che mi lega alle mie antenate e a tutte le donne, vittime nel tempo di soprusi, umiliazioni e ingiustizie senza possibilità di appello. E poiché le donne nella storia sono state sistematicamente oppresse, questo si riflette nei nostri corpi, oggi. Questo va a impattare in tessuti, ormoni, organi… e la maggiore energia di questa oppressione si manifesta soprattutto nei nostri ventri. Dolori, infertilità, mancanza di orgasmo, difficoltà di espressione…

  • Il 75% delle donne nel mondo soffre di sindrome premestruale e/o di dolori atroci durante la mestruazione;
  • 1 donna su 10 e soffre di ovaio policistico che è la principale causa di infertilità;
  • Oltre il 70% di donne hanno la possibilità di sviluppare fibrosi uterine dopo i 50 anni;
  • 3 donne su 10 avranno isteroctomia prima dei 50 anni;
  • 1 donna su 5 fa esperienza di tentato o completo stupro nella sua vita
  • tutte queste condizioni di dolore – fisico, emozionale e psicologico – sono spesso considerate “normali”

Festa della donna: nessun dolore è normale!

Nessun dolore è normale. Non è normale che gli esperti di turno lo considerino tale. E lo vogliano “spegnere”, spesso chimicamente, senza neppure domandarsi l’origine. E anche se credo che lo facciano in buona fede e perché non hanno altri strumenti di riferimento, la mia sensazione di disagio permane. Se copri il dolore, copri anche la tua capacità di provare piacere. E così finisci per alimentare un altro tabù legato al corpo della donna e alla sua sfera più intima.

Ho ripensato a me e al mio diventare donna. Io stessa ho dovuto fare i conti con almeno 3 situazioni di molestie sessuali nella mia vita. Nelle prime due ero troppo giovane per poter fare qualcosa e, semplicemente, le subii. Ho realizzato da relativamente poco, con sconcerto, quanto mi ci adattai, quanto divenne un’abitudine quella sensazione di disgusto che mi portavano. Alla terza situazione, da adulta, mi ribellai. Eppure anche in questo caso mi ci volle del tempo per realizzare ciò che veramente stava succedendo. Quando mi presentai al centro antiviolenza ero delusa, incazzata, non creduta all’interno della mia stessa famiglia e assetata di una forma di “risarcimento”. In realtà, volevo “semplicemente” che quell’uomo ammettesse i suoi atti e si scusasse. Mi sembrava tutto sommato semplice. Sbagliare, in fondo, può succedere a tutti. Visto che allo stupro non ci siamo arrivati, ammettesse almeno di essere andato oltre, in tutte quelle situazioni equivoche e di profondo disagio in cui si era permesso di trascinarmi. Ecco, il vero e duro lavoro da parte mia (altro che Kung-Fu!) è stato quello di accettare ed elaborare che non sarebbero mai arrivate né ammissioni di colpa né scuse. Perché per età, cultura, credenze, stato sociale… quello che aveva fatto, lui e la maggior parte degli uomini della sua età, lo consideravano “normale”. Normale?!? Sì, normale. Come fa a scusarsi uno che ritiene di non avere sbagliato nulla? Di aver avuto una sorta di diritto congenito a usare frasi e ordire situazioni che solo oggi, mica ai suoi tempi, vengono considerate molestie?

1 donna su 5 fa esperienza di tentato o completo stupro nella sua vita. QUESTO NON PUÒ PIÙ ESSERE CONSIDERATO NORMALE!

Festa della donna: il dovere di costruire una nuova identità 

Noi donne, grazie a una rinnovata consapevolezza di ciò che significa “essere donna”, abbiamo il dovere di contribuire a costruire una nuova identità, recuperando valori che sembrano nuovi ma probabilmente sono molto antichi.

A tal proposito, Ti invito ad ascoltare l’intervista a una “donna risvegliata”, dalla quale ho estrapolato i numeri riportati sopra, perché credo possa trasmetterti contenuti profondi meglio di quanto possa scriverti io.

Questa “nuova identità del femminile” dovrebbe

  • Riscoprire la saggezza senza tempo attraverso il proprio corpo, che è il tempio dell’anima; in particolare attraverso il ventre, che è il Santo Graal nella sua essenza originale.
  • Riscoprire il piacere, che diventa come una preghiera, come una medicina, da donare per il mondo intero.
  • Ritornare ai riti (o crearne di nuovi) capaci di onorare i cambiamenti drastici che avvengono nella vita, per reclamare il potere della donna in tutta la sua meraviglia. Ogni donna dovrebbe essere capace di onorare – anziché temere o passarci sopra come se niente fosse –  la prima mestruazione, il primo rapporto sessuale, il diventare madre, l’ingresso in menopausa…
  • Essere capace di valorizzare quel sangue che sgorga ogni mese – naturalmente, in assenza di ferite, senza alcuna violenza e senza morte, come qualcosa di sacro.

Le donne sanguinano per tutti coloro che non sono capaci di piangere e di andare in lutto.

In questa prospettiva diventa possibile anche “recuperare il tempo perso”, creando da te il tuo rituale per reclamare e celebrare la tua femminilità. Puoi concederti di fare qualcosa che non hai mai fatto prima o dare una festa in onore di te stessa. Puoi ballare come una dea, perché Tu, donna, sei sacra. Il tuo piacere è sacro. Tutto, in te, è sacro e intriso di significato.

 

Festa della donna: primi passi alla conquista del sacro femminino

Per me è stato importante celebrare la Luna, che da sempre rappresenta il femminile: seguirne i cicli per riconnettermi (e anche fare pace) con la mia natura, col mio essere ciclica.

Se vuoi praticare con me, puoi farlo attraverso le meditazioni in occasione della luna piena: trovi i dettagli nel calendario eventi e a questo link.

Se invece vuoi approfondire l’argomento del femminile sacro puoi leggere questo articolo, datato ma sempre attuale.

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